Storie di “stories”

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Ho sempre amato leggere, fin da piccolo amavo divorare libri.
Quando ancora non esisteva la tecnologia per le masse, e i social networks erano un futuro inimmaginabile, io leggevo un sacco.

Non sono mai stato un grande luminare a scuola, sia chiaro, ma da che ho memoria ho letto qualsiasi cosa trovassi a casa dei miei genitori, dalla composizione dei detersivi mentre ero in bagno (ai tempi non pensavo che avrei potuto trarre ispirazione dalle ciofecate scritte dalle mie conoscenze per “liberarmi”) a tutti i libri e le enciclopedie presenti in casa.

Verso i 16 anni sono poi passato al mio periodo reietto-filosofico in cui mi sono passato qualsiasi cosa fosse stata scritta da Baudelaire o Nietzsche, perché faceva figo; fino al giorno d’oggi, in cui sono riuscito finalmente a trovare nel filone pulp qualcosa che mi rappresenti in maniera definitiva: quando ho del tempo libero, mi piace alternare i miei 3 scrittori preferiti – Welsh, Palahniuk e Bukowski.

Una volta, le storie erano queste, quelle scritte, quelle raccontate; lo so, mi occupo tra le altre cose anche di social media e dovrei essere grossomodo contento e soddisfatto di tutti i regali che arrivano da papà Zuckerberg, ma se c’è una cosa che proprio non digerisco sono le “stories”.

Le “stories” sono una delle ultime features introdotte su Instagram, Facebook e negli ultimi giorni anche su Whatsapp.

Ma in cosa consistono?

Le “stories” vengono introdotte per la prima volta con l’entrata in scena di Snapchat nel 2011, e non sono nient’altro che messaggi “autodistruttivi”.

In soldoni, volete far sapere al mondo che avete fatto una buonissima torta ma per motivi assurdi volete che il mondo lo sappia solo per 24 ore?

Ecco che arrivano le stories!

Ed ecco il motivo per cui le trovo personalmente inutili.

Proprio per il principio personale che ho illustrato poco più su, le storie, quelle che mi piacciono, proprio in quanto tali, rimangono, non volano via e non si autodistruggono.

Ma vogliamo immaginare un’applicazione del genere portata nella realtà storica?

Vi immaginate se tutti i reperti storici scritti della storia dell’umanità si fossero autodistrutti 24 ore dopo la loro apparizione? Sapete cosa significherebbe?

Penseremmo ancora che la terra sia piatta (anche se la storia della terra piatta ultimamente è tornata, purtroppo, di gran moda), non avremmo tracce delle civiltà passate, non avremmo i grandi capolavori della letteratura mondiale.

L’unica cosa positiva che mi viene in mente è che in compenso non avremmo i libri di Moccia, ma questa è un’altra storia.

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